educazione e pedagogia

“Il Parlatore Tardivo” : parliamo di linguaggio con la logopedista Lucia Cavani

Chi sono i parlatori tardivi?

‘Mio figlio ha 2 anni e ancora non parla.’ Spesso sento mamme dire queste parole.

Per questo motivo ritengo che sia necessario far chiarezza sull’argomento.

I bambini di 24 mesi che pronunciano meno di 50 parole oppure ne dicono di più, ma non sanno combinarle in frasi di due elementi (ad esempio ‘mamma pappa’) si definiscono parlatori tardivi.

E’ preoccupante? 

Non serve farsi prendere dal panico, però è giusto che questi genitori siano informati su come agire per far sì che il bambino riesca a raggiungere la curva di sviluppo fisiologico, affinché a 36 mesi non si instauri un vero e proprio disturbo di linguaggio.

Come si può intervenire?

Ritengo fondamentale un intervento precoce per promuovere maggiori progressi linguistici a breve termine e ridurre gli effetti cumulativi del ritardo del linguaggio, portando il bambino ad avere una curva di sviluppo il più vicino possibile a quella fisiologica. 

Inoltre l’intervento precoce può limitare l’impatto che questo problema può presentare sullo sviluppo emotivo e sul comportamento del bambino.

Il primo tipo di intervento che si effettua è il counseling: il professionista si interfaccerà con i genitori, spiegherà il modo migliore per interagire con il bambino e i caregivers verranno aiutati a creare un contesto adeguato che sia un terreno fertile per la crescita linguistica del bambino.

Cosa è importante nella comunicazione?

L’ascolto e l’attesa sono i prerequisiti essenziali per una buona comunicazione. 

Il primo consiglio da dare al genitore è quello di ascoltare il proprio bambino senza sostituirsi a lui, ad esempio nel dare la risposta al posto del bambino senza attendere. Molto spesso infatti il bambino non risponde subito alla richiesta e il genitore si sostituisce a lui, mentre sarebbe opportuno saper aspettare, favorendo in questo modo la comunicazione genitore-bambino. 

Il bambino deve usare fin da subito parole per rispondere?

No, all’inizio dovremmo accontentarci di un corretto atto comunicativo che può consistere per esempio in uno sguardo e un’indicazione o in uno sguardo unito ad un sorriso.

Per fare un esempio, alla domanda: ‘La vuoi la mela?’ il bambino in un primo momento non vi risponderà sì, ma vi guarderà, guarderà la mela e sorriderà. In quel momento voi verrete a conoscenza della volontà del bambino e lo scambio comunicativo sarà stato funzionale.

In che modo può essere modificato il contesto?

Le domande da porsi sono semplici: l’ambiente è rumoroso? Vi sono troppi giochi? Il bambino ha molte distrazioni mentre ci rivolgiamo a lui? 

È utile ridurre gli stimoli ambientali per favorire la comunicazione.

Bastano semplici accorgimenti, come spegnere la televisione eliminando così i rumori di sottofondo, definendo momenti ben precisi in cui il bambino può ascoltare la musica o guardare un cartone animato.

Il bambino deve avere a disposizione un numero di giochi ristretto con sempre la stessa collocazione, così che possa concentrarsi solo su questi.

Tutto questo aiuta il bambino a sintonizzarsi sul canale comunicativo e consente di creare piccole occasioni in cui il piccolo può esprimere una necessità, anche solo attraverso uno sguardo o un gesto.

Dobbiamo applicare tutti questi accorgimenti nello stesso momento?

È importante non cambiare completamente le abitudini del bambino. È più appropriato modificare un unico comportamento alla volta, piuttosto che fare tanti cambiamenti e non riuscire a stabilizzarne nemmeno uno. 

Il bambino deve essere gratificato?

È fondamentale che il bambino sperimenti successo e gratificazione durante tutto il percorso, perché se l’ambiente è sereno questo produrrà risultati migliori e in tempi minori.

Chi è in conclusione il parlatore tardivo?

Il parlatore tardivo è il bambino che ha bisogno di un piccolo aiuto per riuscire a raggiungere lo sviluppo fisiologico, per questo motivo affrontare questo argomento è utile affinchè più persone possibili ne siano a conoscenza, imparando così a riconoscere il problema ed evitare che questo si trasformi in un vero e proprio disturbo di linguaggio, più difficile da modellare.

Lucia Cavani



Conosciamo meglio l’autrice di questo articolo:

Mi chiamo Lucia Cavani, sono una logopedista laureata all’università di Pisa e specializzata in disturbi dell’apprendimento presso la S.I.P.P, Società Italiana di Psicologia e Pedagogia. Da cinque anni lavoro nella riabilitazione di bambini e ragazzi con disabilità comunicativa, relazionale e del linguaggio presso l’associazione Onlus il Sogno di Castelnuovo di Garfagnana. Ho uno studio logopedico privato in cui mi occupo di comunicazione, linguaggio, apprendimento, voce e disturbi della deglutizione di adulti e bambini.

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